Immerse nella dimensione economico-esistenziale imposta dal neoliberalismo, le nostre vite sembrano schiacciate contro il malinconico orizzonte di cartone privo di prospettiva disegnato dalla crisi economica e dalla crisi della dimensione collettiva della politica. Anche i movimenti sociali sono in affanno, faticano ad aver presa sul reale. Come salvarsi, quando il corpo-mente assume il ruolo del capitale-fisso, diventando il terminale materiale e sensibile delle imposizioni della precarietà in termini di auto-sfruttamento e auto-normazione? Parole e gesti si vanno trasformando in una forma di scambio, agito da una soggettività che si concepisce come un’impresa e che perciò, come un’impresa, deve saperla amministrare…

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