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Séminaire FMSH

Au-delà du genre. Parole, corps, politique, désir

(Méditerranée / Caraïbe / Brésil)

Responsable : Christiane Veauvy

Co-responsable : Mireille Azzoug

 

La prochaine séance de notre séminaire aura lieu le lundi 20 novembre de 17h à 19h, à la Maison des Sciences de l’Homme, 54 boulevard Raspail (75006), en salle B1-18 (premier étage).

Nous aurons le plaisir d’accueillir Stefania Tarantino, philosophe féministe de Naples, chercheuse à l’Université l’Orientale et collaboratrice de la Chaire d’Histoire de la philosophie à l’Université “Federico II”. Sa conférence sera intitulée :

“Lectures de Simone Weil dans le mouvement féministe italien”

Philosophe et écrivain française, Simone Weill, dont la vie a été brève (Paris, 1909 – Ashford, Kent, 1943), a laissé une oeuvre très importante, néanmoins mal connue dans son pays natal alors qu’elle a été lue, étudiée, discutée davantage dans plusieurs pays d’Europe occidentale, en particulier en Italie, dans le mouvement féministe et ailleurs.

Le regain d’intérêt qui se manifeste en France à l’égard de Simone Weill et de son oeuvre depuis quelques années nous a incitées à faire appel Stefania Tarantino qui en est une spécialiste (voir ci-dessous son curriculum vitae). Elle introduira sa conférence par une brève rétrospective de ce réveil français et des lectures weilliennes menées en Europe occidentale, puis nous présentera les lectures de Simone Weill à l’oeuvre dans le féminisme italien (voir l’abstract ci-dessous)

Stefania a contribué antérieurement à plusieurs séances de notre séminaire, notamment par une analyse du féminisme italien dans la crise (suite aux rencontres de Paestum) et une présentation des philosophes féministes en Europe du Sud (en collaboration avec Rosa Rius Gattell, Barcelone). Les textes de ces interventions sont disponibles sur internet (Archives audio-visuelles de la recherche, FMSH-AAR).

Nous espérons vous retrouver nombreuses et nombreux à la séance du 20 novembre

Bien cordialement

 

Christiane Veauvy                                       Mireille Azzoug

(veauvy@msh-paris.fr)                             (mireille.azzoug@gmail.com)

 

 Abstract

La pensée de la différence italienne s’est beaucoup nourrie de la réflexion philosophique de la philosophe française Simone Weil, à la fois parce que sa pensée a plongé jusqu’aux racines de ce qu’a de fallacieux la métaphasique traditionnelle, et parce qu’elle a ouvert la voie d’une politique du symbolique qui s’est révélée extrêmement féconde. Dans mon intervention, je vais essayer de mettre en évidence les concepts weiliens que le féminisme italien a retravaillés dans un dialogue incessant avec elle. Bien que Simone Weil, de son côté, n’ai pas été une féministe et qu’elle ait considéré en fait la différence sexuelle comme un véritable obstacle, elle a épanoui de nombreux possibles intéressant la pensée et la pratique politique des femmes, mais aussi l’humanité entière.

 

 

 

Scarica il pdf: Invitation sémin 20 nov 17

E dopo che i telegiornali saranno finiti, gli articoli scritti e letti, i particolari nella loro morbosità rivelati, Noemi diventerà un altro numero che si aggiungerà alle statistiche di questa guerra che sembra non avere fine. E, in effetti, se solo ci pensiamo, così come stanno le cose, siamo molto lontani dal mettere la parola fine a tutto questo. È talmente radicato in profondità questo germe totalitario nel cervello di alcuni uomini che dovrebbero iniziare a inventarsi una nuova cultura e, attraverso di essa, a reiventare se stessi su basi che non sono più solo le loro. Quella che sta alle nostre spalle è, infatti, una cultura troppo sbilanciata, a loro totale favore, che si è nutrita di subalternità, di delirio di onnipotenza, di padronanza su cose ed esseri viventi. La cultura di questi adulti maschi adolescenti che continuano a sbattere i piedi sul tavolo quando non hanno ciò che vogliono e che ti ammazzano, ti violentano come se fosse una cosa normale o, per lo meno, non troppo grave, è un retaggio della storia, della nostra storia. Ma quando la storia è cambiata e questa volta non è andata solo in loro favore, qualcosa ha bucato il loro mutismo e il loro smisurato ego. In quella smisuratezza c’è il pericolo più grande. La fragilità si ammanta di una crudeltà inaudita. Noemi lo sapeva. Lo ha detto e lo ha scritto in ogni modo sopra un volto tumefatto: non si tratta di amore.
La madre non si è limitata a una denuncia su facebook. È andata direttamente nel luogo dove pensava avrebbe trovato ascolto e protezione per sua figlia. Non so come è andata, le indagini spero che chiariranno che cosa accaduto perché è di una gravità assoluta. Spero solo che non le abbiano detto: “Signora, ma è una cosa tra ragazzi, tra adolescenti innamorati. Sapete come vanno queste cose…Vedrà che tutto si sistemerà”.
Se fosse così, avremmo l’ulteriore conferma che non si è capito bene la posta in gioco di questa guerra. Se non è amore, perché, appunto, non lo è affatto, la prima domanda che dobbiamo porci è: di che cosa veramente si tratta? A me sembra che molti maschi di potere e non a questa domanda non vogliono rispondere. Il vaso di pandora non lo vogliono scoperchiare fino in fondo perché forse lì scoprirebbero che quell’Hans (il germe meschino e totalitario) così ben delineato da Ingeborg Bachmann sta ancora a suo agio nella vita di uomini assolutamente normali. Allora che cosa si fa? Si distribuiscono un po’ di palliativi per giustificare la propria coscienza, si offre qualche spicciolo da distribuire qui e la’ (quando c’è e resiste alle infinite emergenze di questo paese), per far vedere che la buona volontà c’è, che pur si fa qualcosa e anche, diciamocelo, per zittire “quelle note e solite donne” che da anni rivendicano fondi per poter operare direttamente sui territori. Poi accade che, quando urlano troppo e fanno casino, c’è l’Arma a metterle in riga e lo fanno da sempre nel peggiore dei modi (quando va bene solo con esternazioni verbali sessiste e maschiliste). Per tutte le cose accadute in questi giorni, mi ha stupito lo stupore di coloro che non riuscivano a credere a ciò che è successo a Firenze. Sembra proprio che tutto ci stia (anche perché è pretesto poi per parlare di altro): i rumeni, il tunisino con la bambina di 11 anni, il marocchino, il bengalese, ma gli uomini dell’arma proprio no! Mi chiedo allora se viviamo nello stesso mondo. Forse no.
La violenza crea voragini mute e piene di risentimento, di rabbia, di odio. Cerco in tutti i modi di non farmi afferrare da questa spirale e sento che mi è sempre più difficile. Come mi piacerebbe dire: ammazziamoli tutti, pena di morte, castrazione, fate schifo tutti, e via dicendo. Ma so che non è così e non è questo ciò che voglio. No, non è questo che voglio da me e non è questo che voglio dagli altri.
Ciò che desidero più di tutto è poter trasmettere alle mie figlie la bellezza del loro sesso, del loro corpo, della loro intelligenza. Ciò che desidero è che non si sentano mai più vittime, mai più sottovalutate e incomprese. Ciò che desidero è che possano scrivere da loro stesse la loro storia e che possano dire si, no, forse, quando vogliono e come vogliono. Che possano tracciare le linee di ciò che desiderano essere, senza impedimenti e senza paura. Ciò che desidero è la loro piena libertà di essere se stesse.
Preservarle dal male per me significa proprio questo.